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La lotta obbligatoria contro la processionaria del pino (Traumatocampa pityocampa)

 

La lotta alla processionaria del pino è obbligatoria ai sensi del D.M. del 17 aprile 1998 e regolamentata dal

Decreto Ministeriale 30 ottobre 2007 il quale stabilisce che l’attuazione di interventi di controllo dell’insetto

sia obbligatoria solo se siano state emanate specifiche disposizioni di lotta da parte dell’autorità competente

che risulta differente a seconda che l’insetto rappresenti un rischio per la salute delle persone o degli animali,

caso in cui la competenza riguarda l’Autorità Sanitaria, oppure per la salute delle piante, caso in cui la

competenza riguarda il Servizio Fitosanitario.

 

Dove è obbligatoria la lotta alla processionaria?


Ogni Comune può decidere l’obbligatorietà della lotta emanando un’apposita ordinanza sindacale, in tal caso

ogni cittadino è tenuto a rispettarla come pure il Comune stesso su suolo pubblico.Nel caso in cui nel Comune

di residenza non ci sia l’ordinanza di lotta obbligatoria alla processionaria, vige la legge del buon senso in

base al rischio per persone ed animali sia su suolo pubblico che privato.

 

La processionaria del pino: cos’è?

Traumatocampa pityocampa è un lepidottero defogliatore che compie una generazione all’anno. Gli adulti

(farfalle notturne) fuoriescono dal terreno tra fine giugno e inizio di settembre con picco di volo a luglio. Dopo

l’accoppiamento, le femmine depongono da 70 a 300 uova in un manicotto a spirale intorno a due aghi.

L’incubazione delle uova dura circa un mese a seconda delle condizioni climatiche in particolare le larve

nascono a fine luglio alle quote più elevate, a fine agosto nelle aree di pianura e media collina, a settembre

nelle pinete costiere. Le larve neonate si nutrono degli aghi scheletrizzandoli e costruiscono il nido autunnale

o pre-nido che consiste in una rete di fili sericei che ingloba alcuni aghi parzialmente erosi. Con l’incalzare

della stagione invernale le larve formano il nido definitivo entro cui svernare. Questi nidi racchiudono

centinaia di larve, sono rilevabili con maggiore frequenza nelle parti alte e soleggiate della chioma e

sembrano grossi bozzoli cotonosi e compatti. Le larve mature in un periodo variabile tra fine febbraio e inizio

aprile a seconda delle condizioni climatiche abbandonano il nido scendendo lungo i tronchi in fila indiana

(processioni) vagando nell’ambiente per un periodo di tempo che va da alcune ore ad alcuni giorni alla ricerca

di un luogo adatto per interrarsi. Le larve ad una profondità di 5-20 cm si incrisalidano e rimangono in

diapausa (a volte anche per anni) in questo stadio fino al sopraggiungere delle condizioni ambientali idonee

al passaggio a stadio adulto e conseguente sfarfallamento.

 

La processionaria del pino: cosa danneggia?

L'insetto attacca tutte le specie di Pino ed eccezionalmente di Larice e di Cedro. I nidi interessano soprattutto

le porzioni di chioma più alte e maggiormente esposte al sole e si manifestano spesso con fluttuazioni

graduali delle popolazioni, il cui culmine si presenta circa ogni 5 -7 anni. Il danno prodotto sulle piante ospiti

raramente ne pregiudica la sopravvivenza. Solitamente gli alberi colpiti si presentano più o meno defogliati,

indeboliti quindi eventualmente più soggetti ad attacchi ulteriori di parassiti. Grave invece il danno per

persone e animali che vengano accidentalmente a contatto con i peli urticanti delle larve a carico di vie

respiratorie, mucose ed epidermide.

 

La processionaria del pino: come si contiene?

In linea generale è bene evitare la messa a dimora di conifere del genere Pinus ad un'altitudine inferiore ai

500 metri s.l.m. e nelle zone particolarmente colpite dal parassita.

Si premette che gli interventi di seguito descritti non possono purtroppo evitare il ripresentarsi in futuro di

nuove infestazioni in quanto non sono in grado di abbattere completamente la popolazione dell'insetto ma

hanno l'obiettivo di contenerne la diffusione e l'azione dannosa.

Tra dicembre e gennaio è bene controllare la presenza dei nidi che, ove tecnicamente possibile, vanno tagliati

e bruciati operando con la massima cautela e adottando adeguate misure di protezione personale. Il taglio

dei nidi è di fondamentale importanza per ridurre la pressione dell’insetto seppure non si abbatta

completamente l’infestazione.

Nel caso in cui non si possano asportare i nidi in maniera completa si possono installare trappole ad imbuto

riempite di terra o munite di colla per intercettare le larve nella loro discesa (1 trappola per pianta)

ricordando che circa da metà febbraio le larve abbandonano i nidi.

Prima dello sfarfallamento degli adulti, verso metà giugno si possono installare trappole a feromoni sessuali

per la cattura massale dei maschi adulti in numero di 6-8 trappole/ettaro, distanti tra loro 40-50 metri,

posizionandole nei punti più soleggiati; nelle pinete vanno collocate ogni 100 metri lungo il perimetro e le

strade di accesso.

 

Norme di comportamento

1. Non sostare in prossimità delle piante infestate;

2. In inverno, tra dicembre e gennaio, fare asportare i nidi solamente da personale specializzato, con mezzi e modalità idonei;

3. Evitare di raccogliere le larve anche se dotati di dispositivi di protezione (guanti) in quanto gli aculei, estremamente leggeri, potrebbero facilmente liberarsi nell’aria;

4. Non avvicinarsi alle processioni e tenere sotto controllo bambini e animali spesso incuriositi da questo comportamento gregario;

5. Isolare l'area interessata dalle processioni in attesa che le larve vadano ad interrarsi tenendosi a debita distanza;

6. Consultare il proprio medico nell’eventualità di contatto con gli occhi, inalazione o ingestione dei peli urticanti.

 

Per ulteriori chiarimenti rivolgersi al 349/8770178 (Giovanna Montepaone).

 

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